Nel corso dei millenni un numero molto ampio di vitigni è nato spontaneamente da seme per incrocio naturale ed è stato successivamente domesticato e coltivato dall’uomo. I vitigni italiani registrati al Catalogo Nazionale delle Varietà di Vite, quindi ufficialmente noti, sono in numero di migliaia e ciononostante non rappresentano la reale variabilità genetica. Esistono, infatti, vitigni minori non ancora studiati e caratterizzati, tipici di aree di storica vocazione agricola. È il caso della Puglia, regione ricca di germoplasma viticolo, nella quale il CRSFA opera da decenni per il recupero, la conservazione e la valorizzazione dei vitigni autoctoni. Recentemente sono stati caratterizzati e registrati al Catalogo Nazionale (D.M. 2011/04/22) 5 vitigni (Antinello, Marchione, Maresco, Minutolo e Somarello rosso).

Il miglioramento genetico (breeding) mira ad ottenere nuove varietà che rispondano alle moderne esigenze di mercato. Il CRSFA attualmente ha avviato delle sperimentazioni per creare nuove varietà ad uva da tavola, apirene e non, partendo da vitigni tradizionali portatori di caratteristiche ritenute interessanti: adattamento all’ambiente pugliese (selezioni di Regina bianca), capacità di prolungare il calendario di raccolta (Ohanez), gusto ed aroma delle uve (Sant’Anna, Moscato d’Amburgo, Moscato di Terracina).

Questo obiettivo è perseguito mediante incrocio o ibridazione intraspecifica (unione di due vitigni, un padre ed una madre, appartenenti alla stessa specie, V. vinifera).

Le fasi operative sono:

  1. Distacco della caliptra o “scappucciamento”;
  2. Distacco degli stami o demasculazione;
  3. Impollinazione artificiale;
  4. Insacchettamento del grappolo.