I candidati cloni più interessanti, dopo l’eventuale risanamento, sono introdotti in campi di omologazione/confronto ove si procede a studiare le performances produttive ed enologiche attraverso opportuni rilievi vegeto-produttivi, fenologico-ampelografici, tecnologici nonché analisi di mosti, micro vinificazioni ed analisi chimico/fisiche/organolettiche dei vini. Parallelamente oltre alla costituzione della fonte primaria sono condotti gli accertamenti fitosanitari prescritti (analisi ELISA e soprattutto indexaggio biologico per innesto). L’attività, per quanto concerne le caratteristiche dei campi di omologazione, la durata (minimo triennale) ed il tipo di rilievi segue i protocolli ufficiali definiti dalla normativa vigente (DPR 24/12/1969 n° 1164 in parte modificato ed integrato soprattutto dai D.M. 11/09/2006 n° 211 e D.M. 24/06/2008). Terminate le attività in campo e cantina, l’elaborazione dei dati permette di individuare tra i diversi candidati quali siano i cloni migliori e più differenziabili meritevoli di registrazione al Catalogo nazionale. Dopo l’invio al Ministero della richiesta di registrazione corredata da un dossier, ovvero tutta la documentazione tecnica (ampelografia, agronomica, genetica, enologica e fitosanitaria) che sarà esaminata dagli esperti del Comitato per l’esame delle varietà di vite, l’iter, complessivamente di durata anche decennale, si conclude formalmente con l’inserimento dei cloni approvati in un apposito decreto e la sua pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Per l’iscrizione di un vitigno, oltre a tutte le attività descritte per i cloni, è necessario inserire nella documentazione tecnica uno studio storico, una descrizione ampelografia molto più approfondita (comprensiva di descrizione fillometrica e carpometrica) e l’analisi genetica con profilo micro satellite.

Gran parte dei tangibili risultati ottenuti nell’ultimo quadriennio (6 vitigni autoctoni registrati, 32 cloni omologati e 3 in attesa di approvazione) sono stati raggiunti, attraverso progetti di ricerca come “Selezione clonale e sanitaria di vitigni ad uva da vino, da tavola e dei relativi portinnesti”, “Recupero dei vitigni autoctoni per la valorizzazione di produzioni enologiche di nicchia della Provincia di Bari” e “Recupero e valorizzazione della viticoltura nel comprensorio dei Trulli”, grazie al sostegno finanziario di Regione Puglia, Provincia di Bari, Camera di Commercio di Taranto, alcuni Comuni (Locorotondo, Cisternino e Martina Franca) ed aziende. Il prosieguo dell’attività, soprattutto in un nuovo campo di omologazione costituito nel 2006 con 42 candidati cloni di oltre 27 vitigni, nei prossimi anni potrà garantire anche per molti altri vitigni pugliesi minori (Impigno, Marchione, Maresco, Moscatello selvatico, Notardomenico, Ottavianello, San Nicola, Santa Teresa, Somarello nero, Uva della Scala, Uva Pane) la disponibilità di materiali clonali certificati a livello vivaistico.